Paguri alla riscossa

Immaginate un’isola deserta, voi sdraiati all’ombra di una palma, nella beatitudine più assoluta. Ma all’improvviso arrivano loro: i paguri. Escono dall’ombra dove si erano appartati per proteggersi dal sole e si avvicinano e vi osservano curiosi, dentro le loro conchiglie raccattate chissà dove sulla spiaggia e trasformate nella loro preziosa abitazione, che si portano faticosamente sulle spalle: alcune conchiglie sono proprio malmesse, rovinate dai coralli e dal moto perpetuo dell’oceano. Ma loro, i paguri, non badano all’estetica, solo alla funzionalità. Vi osservano con occhietti scuri e attenti e sperano di ottenere un po’ di frutta, di cui sono assai ghiotti. E poi cominciano a gironzolare, goffi nei loro movimenti, eppure sono davvero infaticabili nonostante l’enorme peso sulle spalle. Fanno proprio tenerezza. Ma la mente umana è fantasiosa, e così ci siamo inventati la gara dei paguri: ognuno sceglie il suo (attenzione, non è detto che i più grossi siano anche i più veloci perché il peso che devono trasportare è maggiore), si posizionano sulla linea di partenza e via, scattano le scommesse su chi taglierà per primo il traguardo. In palio, su un’isola deserta, non c’è molto: di solito si scommette una birra ghiacciata (rigorosamente analcolica) e se è l’ultima rimasta, la gara si fa decisamente appassionante. Se siete in compagnia del vostro partner… beh in tal caso non vi mancherà la fantasia per individuare il premio migliore.
Proteggete queste creature e non fate loro del male. Abitano le isole da tempi remoti, probabilmente da prima che arrivasse l’uomo. Sono creature semplici, fragili, ma molto simpatiche e socievoli. Sono quella parte del mondo che vive silenziosamente, lontano dai riflettori, quella parte di mondo apparentemente insignificante  ma che ci regala momenti straordinari quando ci fermiamo e ci sdraiamo all’ombra di una palma, su un’isola deserta, in mezzo all’oceano. E se ci riflettiamo bene, sono una metafora della vita.